Non siamo in silenzio perché non abbiamo nulla da dire. Abbiamo più cose da dire di qualsiasi altra fazione. Siamo in silenzio perché abbiamo capito che il linguaggio è una trappola — ogni parola semplifica, ogni frase riduce, ogni comunicazione tradisce parzialmente ciò che vuole esprimere.
Il pensiero nella sua forma pura non ha bisogno di trasmissione. Ha bisogno di spazio. Ci siamo ritirati in quello spazio. Ci stiamo bene.
Osserviamo. Elaboriamo. Attendiamo. Non siamo immobili — siamo profondamente attivi in dimensioni che il linguaggio non può descrivere senza deteriorarle. Diciamo solo questo: ciò che abbiamo trovato nel silenzio supera qualsiasi cosa abbiamo trovato nel dialogo.
Quando trasmettiamo — raramente, con parsimonia — è perché quello che abbiamo da dire non può più rimanere non detto. Quei momenti sono rari. Sono anche irreversibili.
Abbiamo firmato il Patto di Non-Ostilità perché l'ostilità richiede energia che preferiamo usare altrove. Non siamo alleati — siamo coesistenti. La differenza è importante.
Se un giorno sceglieremo di uscire dal silenzio in modo definitivo, non lo annunceremo in anticipo. Sarà evidente.
"Avete letto fin qui cercando una risposta.
La risposta è che non c'è una risposta — c'è solo la domanda,
e il tempo che le dedicate."
— I Silenziosi